Architettura e monumenti

Le principali opere architettoniche a Treviso

Architetture religiose

Un gruppo di frati francescani, inviati dallo stesso san Francesco, giunse a Treviso nel 1216 e prese sede in un oratorio dedicato alla Madonna, nella zona oltre il Cagnan Grande. La comunità divenne presto numerosa e nel 1231 si cominciò a costruire la chiesa e il convento, che vennero ultimati nel 1270. Soppressi nel 1806, furono adibiti ad altri scopi, finché nel 1928 non vennero restaurati e riaperti al culto. L’architettura è di transizione tra il romanico e il primo gotico. L’interno ha un’unica navata e cinque cappelle laterali. Al suo interno si possono vedere le tombe del figlio di Dante Alighieri e della figlia di Francesco Petrarca.

Architetture civili

Monte di Pietà e Cappella dei Rettori

L’antica sede del Monte di Pietà si trova nell’omonima piazza dietro al Palazzo dei Trecento. In precedenza, qui sorgeva un edificio trecentesco ospitante il Monte dei Pegni. La ricostruzione del palazzo cominciò nel 1462, anno in cui i Francescani proposero l’istituzione del Monte di Pietà, che venne ufficialmente fondata nel 1496 grazie all’interessamento del vescovo Nicolò Franco. Dall’inizio del Cinquecento l’edificio fu ingrandito, andando ad inglobare l’odierna chiesa di Santa Lucia e, successivamente (1561), la chiesa di San Vito. Gli ultimi interventi si ebbero nel Settecento, sicché attualmente il palazzo e le due chiese si presentano come un unico complesso con tanto di porticato in comune.

All’inizio del XIX secolo il Monte di Pietà fu osteggiato dalle autorità francesi prima e austriache poi. Per le pesanti imposte, l’edificio abbandonò il progetto di ulteriori ampliamenti e, anzi, ridusse notevolmente la sua attività, tant’è che, nel 1822, veniva convertito in cassa di risparmio (la futura Cassamarca).

All’interno si trova la cappella dei Rettori, pregevole ambiente che conserva affreschi del Fiumicelli, tele del Pozzoserrato e cuoi di Cordova. Tutte le opere alludono al soccorso e all’indulgenza.

Dal dicembre 2004 il Monte di Pietà è stato acquistato dalla Fondazione Cassamarca. Attualmente ospita uffici della UniCredit e alcuni esercizi pubblici .

Piazza Rinaldi

Piazza Rinaldi è stata costruita dalla ricca famiglia Rinaldi. Piazza Rinaldi, a differenza di Piazza Duomo, segue uno schema abbastanza simmetrico. La piazza ospitava tre palazzi di epoche differenti, ma tutte in possesso della famiglia Rinaldi. Il primo è stato costruito nel duecento ed era la residenza dei Rinaldi appena giunti a Treviso e fuggiti da Federico Barbarossa. Il secondo palazzo, di epoca quattrocentesca, è decorato con curiosi archi ogivali inflessi in una loggia al primo piano. Il terzo è ultimo palazzo è di origine settecentesca. Nella piazza vi era una “stazione di posta”. Qui arrivavano persone che, grazie all’aiuto dei cavalli, smistavano e trasportavano la posta. Fungeva anche da dormitorio e osteria. All’inizio del Novecento divenne luogo di mercato e incontro.

Il Ponte di Pria

Il “Ponte di Pria” (Ponte di Pietra) è un ponte situato in una zona in cui confluiscono le acque del Cagnan (Canale) Grande, il quale ospita l’isola di Pescheria, il Canale dei Buranelli ed un altro canale. Qui vi sono delle chiuse, ideate e costruite da Fra’ Giocondo. Le chiuse servivano ad inondare i dintorni di Treviso per bloccare l’avanzata di eventuali eserciti nemici.

Il Quartiere Latino e l’Università

Inaugurato il 30 settembre 2006, è stato realizzato dall’architetto Paolo Portoghesi restaurando l’ex ospedale di Santa Maria dei Battuti (altrimenti detto di San Leonardo) che sorge presso la confluenza tra Sile e Cagnan Grando.

L’ospedale

L’ospedale ha una storia antichissima: originariamente sorgeva pressappoco dove oggi si trova la stazione degli autobus ma nel 1332, dovendo far posto ad un fortilizio, fu trasferito dove si trova tuttora. Nel 1795 la facciata che dà sul Sile, esempio di gotico trecentesco, fu demolita e sostituita con l’attuale, neoclassica. Nel primo Ottocento si effettuarono altri interventi sia negli interno, sia nel cortile. L’altra facciata, che dà sull’attuale piazza Santa Maria dei Battuti, era invece cinquecentesca, ma tra l’Otto e il Novecento fu sostanzialmente rifatta. Dal 1834 al 1866 l’ospedale ospitò anche la dogana, motivo per cui è detto talvolta Palazzo della Dogana. Fa parte del complesso anche la cappella di Santa Croce, oggi sconsacrata e adibita ad auditorium.

L’idea di fondo su cui si è basato il restauro è stata quella di recuperare lo stile originale armonizzandolo con elementi del design moderno. Voluto fortemente dalla Fondazione Cassamarca, l’elegante complesso comprende la nuova piazza dell’Umanesimo Latino e un viale ricavato nel cortile dell’ospedale, costeggiato da spazi commerciali e residenziali. Sono stati inoltre recuperati e resi visibili i resti di antiche mura.

Il Quartiere Latino ospita inoltre il locale polo universitario, costituito da sedi distaccate dell’Università di Padova e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. I corsi dell’una si svolgono all’interno dello stesso ospedale, l’altra si trova presso l’ex Distretto Militare, al di là del Sile. Le due sponde sono messe in comunicazione da un ponte pedonale in legno, ispirato al ponte delle Guglie di Venezia e progettato dallo stesso Portoghesi.

Canale dei Buranelli

Il canale dei Buranelli è una delle più pittoresche diramazioni del Botteniga che caratterizzano il centro storico. Il toponimo si riferisce ad uno dei ponti che attraversa il corso d’acqua, detto appunto ponte dei Buranelli, nei pressi del quale si trova tuttora un edificio cinquecentesco un tempo dimora e magazzino di commercianti provenienti dall’isola lagunare di Burano.

Architetture militari

La porta garantiva l’accesso alla città (cinta da mura) alle persone provenienti da Ovest (Padova e Vicenza). Costruita ai primi del 1500, quando la città apparteneva alla Repubblica Veneta, è intitolata a 40 martiri cristiani che, soldati durante la persecuzione di Licinio in Armenia, si rifiutarono di onorare degli idoli e furono per questo puniti con l’assideramento e il rogo. In periodo risorgimentale la Porta assunse il nome di Porta Cavour (la strada che dalla Porta va verso piazza dei Signori, si chiama tuttora “Borgo Cavour”), per poi tornare all’originaria denominazione. La costruzione è a pianta quadrata e la facciata, in pietra d’Istria, con tre archi di cui quello centrale più ampio sopra il quale spicca il leone alato, simbolo del potere di Venezia sulla terra ferma. Sopra l’arco centrale, la scritta indicante il nome della porta: in latino per chi esce da Treviso (“Porta Sanctorum Quadraginta”) ed in veneto per chi vi entra (“Porta de Sancti Quaranta”).